Covid-19: Italia, il PASS per spostarsi fra le regioni

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L’attuale governo ha in programma di creare un ‘PASS sanitario’ ove i vaccinati al covid-19 potranno andare anche in altre regioni dell’Italia. L’idea di questo pass è della IATA la quale uniforma le regole per volare in sicurezza, rispettando i diversi requisiti governativi ed evitando ai passeggeri l’obbligo di quarantena.

I governi dei vari paesi europei, ma anche extra, come ad esempio gli Emirati Arabi Uniti, si stanno adeguando per fare in modo che i vaccinati possono viaggiare da un posto all’altro anche se non è garantito che in quel tal momento, se vi sono restrizioni di quel specifico paese, devono adeguarsi alle norme. In pratica essere vaccinati non dà alcuna garanzia di nulla, salvo essere dei ‘piccioni’ viaggiatori.

Il Travel Pass sviluppato dalla IATA (la International Air Transport Association, organizzazione internazionale che riunisce 264 compagnie aeree) è condiviso su scala globale. Questo vuol dire che tutta la impalcatura del covid-19 ha una cabina di regia ben precisa, ovviamente per uniformare le regole di viaggiare e controllare dove vanno i covidizzati.

L’obiettivo è ormai ben chiaro: i passeggeri per spostarsi devono essere vaccinati con il virus covid-19 e, quindi, dimostrarlo con il pass sanitario altrimenti tamponi, test diagnostici SARS-Cov-2, quarantene, ecc.

Il pass sanitario fornirà le informazioni sanitarie in formato digitale tramite un codice Qr, in modo che le autorità e le compagnie aeree potranno immediatamente verificare se hai il marchio covid-19, altrimenti non hai diritto a viaggiare.

Il Pass regionale sanitario attesterà che il covidizzato potrà spostarsi in altre regioni per lavoro, studio, ecc. Altrimenti per i no-vax ci sarà il tampone e tutta una serie di procedure ben precise.

Il passaporto sanitario regionale darà modo di potersi spostare anche in zone rosse, ovviamente con l’obbligo di mascherina, distanziamento sociale, ecc. poiché come ha detto l’AIFA il vaccino non dà alcuna garanzia dell’immunità.

Quanto sopra induce però a fare domande su dubbi, poiché ad oggi ci sono tante chiacchiere sul covid-19, ma alla fine quel che conta è documentarsi su cos’è la biologia molecolare e soltanto in questo modo avere la conoscenza di ciò che accade ora ed in futuro.

Mettendo da parte i complottisti, i no-vax, ecc. partiamo da questo ragionamento di base del dottor Eric Yager, professore associato di Microbiologia del Center for Biopharmaceutical Education & Training dell’Albany College of Pharmacy and Health Sciences, ovvero:

Il vaccino Covid di Pfizer-BioNTech così come quello di Moderna contengono entrambi mRNA, cioè un frammento del codice genetico del virus. Le nostre cellule utilizzano normalmente l’mRNA come stampo per produrre proteine e, allo stesso modo, l’mRNA contenuto nei vaccini viene utilizzato come stampo per produrre proteine virali innocue, che non causano dunque alcuna infezione ma che servono a indurre la risposta immunitaria

La maggior parte delle persone si fida di cosa gli viene riferito o legge ciò che è scritto nei media, quindi abbiamo deciso di fare un sondaggio su 5000 utenti di target medio-basso, ovviamente di vari paesi esteri, per capire quanto sanno sul vaccino e del covid-19.

Il 43% dubita che i ricercatori riescano a riconoscere questi corpi per ciò che sono in realtà: generico materiale mitocondriale esausto, soprattutto frammenti di DNA e RNA.

Il 57% continua a pensare che i virus sono materiale organico inerte, completamente privo di qualsiasi caratteristica di vita e che nessuno ha mai visto in azione.

Quindi cosa hanno detto queste 5000 persone ? Ciò che dice il Guyton’s Textbook of Medical Physiology, ovvero un virus può definirsi come una parte minuta di materiale genetico (detto genoma) le cui dimensioni equivalgono a circa un miliardesimo di quelle della cellula.

Il genoma è circondato da una protettura detta capside che è di solito una guaina proteica a doppi lipidi ed è composta di due membrane (quasi identiche alla membrana cellulare) che, per inciso, rappresentano l’ossatura stessa del nucleo mitocondriale.

Siccome siamo scettici e duri come le pigne, siamo andati a cercare nei libri di medicina e biologia il significato di quanto ha riferito il Guyton’s Textbook ed abbiamo letto che i virus sono, in realtà, frammenti morti di DNA rivestiti di una membrana lipido-proteica. In realtà i genomi sono meccanismi di controllo, ma non microrganismi.

I virus sono quindi genomi morti, provenienti da cellule disintegrate, la cui membrana cellulare non è stata completamente frammentata dai lisosomi.

I genomi non presentano alcuna caratteristica di vita e sono semplici particelle di materiale acido nucleico, di norma riciclati attraverso la fagocitosi o espulsi come scorie.

Stefan Lanka, famoso virologo e biologo molecolare, si è laureato in scienze naturali e biologia con specializzazione in botanica marina all’Università di Costanza è nato nel 1963 in Germania. Dal 1984 al 1989 ha fatto ricerche in neurobiologia genetica e virologia e dal 1987 al 1994 ha condotto altre approfondite ricerche in biologia molecolare studiando l’origine dei virus e cercando di isolarne alcuni.

Lanka è stato il primo, tra l’altro, ad osservare un curioso virus marino: l’Ectocarpus silicosus (strano il suo riferimento alla Silice, dovremmo chiedergli come mai, tipizzandolo, ha definito il virus silicosus) ed è stato il primo ad osservare direttamente un sistema stabile di una cellula con un virus ospite.

Ebbene, nelle sue centinaia di osservazioni, racconta lo scienziato in un intervista, non ha mai visto una sola volta un virus “uccidere o aggredire” nessuno!

Nelle spiegazioni che la scienza accademica fornisce sulle cause delle infezioni virali, ci viene chiesto di credere alla riproduzione cosiddetta obbligata, in cui una cellula viene costretta a riprodurre un organismo, per così dire, alieno cioè il “virus”.

Nel 1984, lo scienziato danese Niels Kaj Jerne ricevette il premio Nobel per la medicina in virtù della sua teoria sul “network immunitario”. Egli mise in risalto le straordinarie analogie tra sistema immunitario e nervoso.

Le cellule di entrambi i sistemi sono infatti in grado di ricevere e trasmettere segnali sia di natura eccitatoria che inibitoria, rispondendo in maniera adeguata a una enorme varietà di segnali.

Per spiegare quello che ha detto Yager sulla sicurezza del vaccino Covid-19 si spiega nel fatto che l’mRNA è una forma di RNA il quale media il trasferimento dell’informazione dai geni (DNA) ai ribosomi dove avviene la sintesi delle proteine.

La medicina attuale ci dice che il virus ci infetta con una proteina di superficie, denominata Spike, la quale agisce come una chiave permettendo l’accesso dei virus nelle cellule, in cui poi si possono riprodurre.

Tutti i vaccini attualmente in studio sono stati messi a punto per indurre una risposta che blocca la proteina Spike e, quindi, impedisce l’infezione delle cellule.

I due vaccini COVID-19 a mRNA approvati per la campagna vaccinale utilizzano molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA) che contengono le istruzioni perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike.

Le proteine spike sono una struttura glicoproteica presente come protuberanza all’esterno del pericapside, il doppio strato lipidico che costituisce l’involucro di alcuni virus (covid-19).

Le proteine prodotte stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici. In chi si è vaccinato e viene esposto al contagio virale, gli anticorpi così prodotti bloccano le proteine Spike e ne impediscono l’ingresso nelle cellule.

L’AIFA scrive:”Il vaccino, quindi, non introduce nelle cellule di chi si vaccina il virus vero e proprio, ma solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina Spike. Se, in un momento successivo, la persona vaccinata entra nuovamente in contatto con il SARS-CoV-2, il suo sistema immunitario riconoscerà il virus e sarà pronto a combatterlo”.

Il genoma dei virus contiene tutta l’informazione genetica necessaria per formare una particella virale, ed in molti casi è esso stesso infettivo.

Il DNA, o l’RNA, virale ‛nudo’ può essere introdotto nelle cellule in appropriate condizioni sperimentali (questa tecnica è chiamata transfection), dove è capace di riprodurre un normale ciclo di crescita virale.

L’identificazione dei virus si avvale in gran parte dell’uso di tecniche immunologiche, associate a quelle sopra descritte. Questo vuol dire che se nel corpo umano iniettiamo l’informazione genetica del virus, avremo infettività al covid-19.

La neutralizzazione dell’infettività di una preparazione virale ignota mediante un anticorpo diretto contro un virus noto è l’antisiero, diretto contro lo stesso tipo di virus (siero omologo) che neutralizzerà una parte della sua infettività, ma non avrà la totale capacità di immunizzare il corpo per le molteplici replicazioni.

Riepilogando: Il virus, come le foglie, contiene delle informazioni, racchiuse nel suo dna-rna, rilasciate dalle cellule per comunicare dati biologici ad altre cellule-tessuti, in questo frangente il virus è un esosoma (sempre endogeno), cioè una piccolissima vescicola cellulare di materiale genetico (dna-rna) con informazioni della cellula emittente. Queste forme di comunicazione tra cellule sono state già verificate, ma non vengono ovviamente usate per comprendere appieno le funzionalità del corpo umano. Gli esperimenti fatti in vitro con bassissima riproducibilità nulla hanno a che vedere con un vero e completo organismo vivente. Le reali alterazioni cellulari sono tutte biologico-evolutive decise dalla cellula stessa in funzione della necessità contingente, non esistono per la cellula necessità di alterarsi negativamente, il frammento (virus) non agisce in alcun modo è la cellula ad utilizzarlo se serve, pertanto ognuno dovrebbe liberamente scegliere se farsi inoculare l’informazione genetica del virus covid-19, peraltro con vaccino sperimentale, il quale è una terapia (i cosiddetti richiami).

Bibliografia

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Jawetz, E., Melnick, J. L., Adelberg, E. A., Review of medical microbiology, Los Altos, Calif., 197813 (tr. it.: Microbiologia medica, Padova 19775).
Luria, S. E., Darnell, J. E. Jr., Baltimore, D., Campbell, A., General virology, New York 19783 (tr. it.: Virologia generale, Bologna 1974).
NeoMedioevoScientista, https://compressamente.blogspot.com/search/label/virus.
Watson, J. D., Molecular biology of the gene, New York 19763 (tr. it.: Biologia molecolare del gene, Bologna 19783).

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