Il falso altruismo nel mondo del Filantropismo

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La filantropia (dal greco antico: φιλία, philía, «amicizia» e ἄνθρωπος, ànthrōpos, «uomo») è un sentimento e un conseguente atteggiamento di benevolenza alla base di un comportamento diretto a realizzare il benessere altrui.

La filantropia moderna trova espressione teorica negli ideali illuministici che saranno esaltati dalla Rivoluzione francese dove i diritti dell’uomo e del cittadino si basano su quella comune natura che li rende uguali e fratelli.

Dalla filantropia illuminista nascerà il cosiddetto “filantropismo”, un programma di rinnovamento pedagogico che fu elaborato e sperimentato da Johann Bernhard Basedow, basato sulle teorie dei Pietisti, di Locke, Comenio e Rousseau.

L’esperimento avvenne nel 1774 con il Philantropinum, un istituto di Dessau destinato alla formazione della classe dirigente con tecniche didattiche innovative adottate successivamente dai suoi seguaci, i Filantropini, in Germania e Svizzera.

La parola “altruismo” (dal latino alter, altro) indica la capacità, la predisposizione, il desiderio, la volontà, di interessarsi al benessere dei propri simili. Il termine è stato coniato da Auguste Comte, francese, fondatore del positivismo, allo scopo di descrivere il cardine della sua dottrina del ‘vivere per gli altri’ (Catechismo Positivista 1832).

Egli credeva infatti che gli individui avessero un’obbligazione morale a servire l’interesse degli altri, ad essere ‘buoni’ nei confronti dell’umanità, mettendo gli interessi altrui sempre prima dei propri.

L’altruismo è un aspetto di ciò che gli psicologi sociali chiamano comportamento pro-sociale. Il comportamento pro-sociale si riferisce a qualsiasi azione che avvantaggi altre persone, senza che il donatore dell’azione abbia alcun motivo o beneficio.

Ogni singolo aspetto della nostra vita, ogni momento della quotidianità di miliardi di persone, è diventato merce di scambio per generare profitti e dividendi destinati a pochi.

In questo contesto, sono state sollevate domande sulle donazioni multimilionarie fatte dal fondatore e CEO di Amazon Jeff Bezos e dal fondatore di Facebook Mark Zuckerberg e sulla nuova generazione di filantropi tecnologici in generale.

Secondo l’autore del libro, “The Givers: Wealth, Power and Philanthropy in a New Gilded Age”, David Callahan, facendo queste donazioni, gli uomini d’affari entrano nel campo della società civile e quindi aggiungono più potere.

L’autore afferma inoltre che le fondazioni che hanno creato le loro società non devono rendere conto a nessuno. La conclusione di Callahan è che queste tendenze insieme rappresentano una minaccia per la democrazia e richiede un aumento significativo della regolamentazione governativa dell’attività filantropica (BBC Mundo Editorial, 2018).

Nel caso di Zuckerberg, nel 2015, l’uomo d’affari ha annunciato la donazione del 99% della sua fortuna, del valore di 45 miliardi di dollari a programmi di beneficenza, creando così una società a responsabilità limitata (LLC).

Questa azienda ha i vantaggi rispetto ad una ONG o fondazione orientata a progetti di beneficenza, garantendo la possibilità di fare investimenti in politica, e contemporaneamente nei settori for profit e non profit.

Allo stesso modo, non deve assegnare il 5% del suo valore ogni anno, un obbligo fiscale che la maggior parte delle fondazioni deve assolvere (Pastor, 2015).

La Fondazione Amancio Ortega, del gigante Inditex, è circondata anche da domande dovute alle donazioni fatte, poiché, dalla sua fondazione nel 2001, ha donato 500 milioni di euro in Spagna,

E’ ben chiaro che quanto sopra rientra nella ipocrisia è l’incoerenza, tra ciò che viene detto e ciò che viene fatto, o tra ciò che è pensato e sentito e ciò che è esternalizzato.

La parola ipocrisia deriva dal greco hupokrisis che significa “palcoscenico”. In quel contesto, un ipocrita, o hupokrités, era semplicemente un attore, qualcuno che fingeva di essere qualcun altro sul palco.

Ma forse la migliore definizione di ipocrisia deriva dal politico americano Adlai E. Stevenson, che disse: “un ipocrita è il tipo di persona che abbatterebbe una sequoia, costruirebbe un palcoscenico e poi fare un discorso sulla conservazione della natura”.

Le élites che donano lo fanno a sostegno delle proprie idee, credenze, interessi.

«La filantropia è – scrive Slavoj Zizek – il modo in cui il sistema conserva lo status quo. La sua funzione è nascondere l’origine del problema. Grazie alla beneficienza il capitalismo si può auto-assolvere. La beneficienza diviene parte integrante del sistema, la carità fa parte dell’ideologia generale di oggi».

Invece di porsi interrogativi seri su cosa sta succedendo e cercare vie d’uscita che garantiscano il bene comune, si delegano le soluzioni al “buon cuore” di chi ha denaro. Si cade così in una colossale contraddizione: chi, essendo ricco e corresponsabile di generare condizioni di povertà a livello mondiale, pretende di esercitare la filantropia destinando parte delle proprie ricchezze ad opere umanitarie.

-_-

FONTI
1. https://www.psicolinea.it/altruismo/
2. https://it.wikipedia.org/wiki/Filantropia
3. https://www.psicosocial.it/altruismo-psicologia/
4. https://angolopsicologia.com/persone-ipocrite-i-mille-volti-della/
5. https://www.fondazionegpiccini.org/Filantropia_tra_carita_e_giustizia.asp

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