La cultura degli influencer

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In una indagine giornalistica dedicata agli influencer, il 57% dei responsabili marketing intervistati nelle aziende, aborrono dover avvalersi di questi ‘imbonitori’ di lustrini, anche se il restante mondo del marketing li osserva ‘usandoli’ quando necessario al lancio di prodotti, più o meno glamour.

Nel panorama attuale, il pubblico generale e soprattutto i millennial sono scettici nei confronti della pubblicità, eppure disposti a provare qualcosa consigliato dalle persone che conoscono o ammirano. Ecco spuntare quindi gli ‘influencer’.

L’influencer marketing è un’industria da miliardi di dollari/euro e, nonostante la manciata di pezzi di riflessione che suggeriscono il contrario, state certi che una gran parte di popolo viene risucchiato dai lustrini.

Il motivo per cui la cultura degli influencer è ancora rilevante è che corre parallela al fenomeno delle fake news e degli annunci micro-mirati. Alcune aziende spregiudicate anche ben note seguono questi due filoni.

Il targeting per social media consente a marchi o organizzazioni di sussurrare nelle nostre orecchie e soddisfare ciò che dicono a ciascuno di noi? Probabilmente al popolo zombies è una certezza, ma non per molti pensanti con la loro testa.

Infatti i professionisti del marketing usano gli influencer come imbonitori di annunci ‘mascherati’ mirati, per raggiungere un pubblico più vasto.

Gli annunci si mascherano il più fedelmente possibile ai contenuti onesti. Gli esseri umani sono predisposti a fidarsi, del gusto e del processo decisionale di coloro che conoscono e si fidano. ci sono vicini.

Ed ecco che arriva il vampiro dell’influencer marketing che intercetta quella linea di fiducia presentando alle persone idee, opportunità, prodotti, luoghi ed esperienze che altrimenti non avrebbero consigliato o addirittura trovato. In questo modo, ricorda i siti fasulli e le pagine di Facebook che condividono false storie come notizie.

Le persone ci credono perché il messaggio è in linea con la loro visione del mondo. Le persone credono negli influencer perché sono predisposte a fidarsi di loro. Ma non è così…mentono…sono ipocriti. Certamente non tutti quelli che abbiamo conosciuto sono dei fake influencer, ci sono anche quelli onesti.

Quegli influencer dei social media da noi conosciuti non sono artisti, personaggi pubblici o filosofi, anche se molti sono dei creativi. Sono persone meravigliose che in molti vorrebbero essere, ma nessuno può davvero raggiungerli.

Mi preoccupa le persone, per lo più giovani donne, che aspirano a essere influencer catturate da quelle aziende dei cosmetici che dicono essere anche rispettose dell’ambiente, ma non sono neanche certificate da società che possono confermare o smentire i loro prodotti.

La cultura dell’influencer prende alcune delle parti peggiori della vita moderna: l’importanza della bellezza fisica, della concorrenza, del consumismo e le monetizza. È onestamente inquietante pensare ai milioni di donne per lo più giovani disposte a trasformare le loro presenze sociali in cartelloni per l’arricchimento degli altri. D’altronde è un pò come il mondo dello spettacolo; luci, suoni, pubblico…poi quando tutto si spegne…non rimane altro che gli applausi, un bel ricordo…niente altro.

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