Mercedes 230SL

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La 230SL, per i suoi contenuti, la sua classe, le sue finiture e la sua linea, non poteva non far parte di una gamma come quella della Casa di Stoccarda. Esternamente era caratterizzata da linee tese, meno rotonde, ma assai più dinamiche, che evidenziavano anche una certa velleità agonistica, poi confermata anche dalla vittoria di Böhringer. Delle berline W111 conserva tra l’altro alcuni tratti, come per esempio i fari anteriori, a sviluppo verticale. Ma la caratteristica più particolare era l’insolita forma del tettuccio rigido, laddove era previsto, che presentava una strana forma concava, la quale avrebbe dato alla 230SL ed ai successivi modelli W113 il soprannome di Pagoda. Furono molti gli esemplari dotati di capote in tela, ma i cui proprietari avevano richiesto anche un hard-top montabile sulla vettura quando la capote era chiusa nel alloggiamento. Tali scelte stilistiche si rivelarono quindi rivoluzionarie, poiché nulla avevano a che fare con le “gibbosità” della 190 SL, ma anzi prefiguravano l’impostazione di tutti i modelli Mercedes prodotti a cavallo tra gli anni sessanta e gli anni settanta. Pur legata ai schemi meccanici classici (trazione posteriore, motore anteriore longitudinale, cambio meccanico a 4 rapporti), la 230SL presentava delle novità anche sottopelle. Nuovo era il motore a 6 cilindri in linea M127 II alimentato a iniezione da 2308cm³ e 150 CV e nuovo era il ponte posteriore (a semiassi oscillanti). Come già accennato, il cambio era manuale a 4 marce, ma a richiesta era possibile averlo automatico, sempre a 4 rapporti: dal settembre del 1965, chi lo desiderava poteva optare anche per un manuale a 5 marce. Le prestazioni del motore consentivano discrete prestazioni, sebbene, a causa della geometria del ponte posteriore, la vettura risultasse impegnativa sul bagnato. All’altezza della situazione, invece, l’impianto frenante misto con servofreno. La velocità massima raggiungibile era di 200 km/h. Nel 1966 la versione roadster venne affiancata dalla Coupé Hard-top, con tetto rigido (comunque asportabile) di serie e priva di capote in tela, L’eliminazione del “meccanismo” della capote aveva consentito di aggiungere due piccoli strapuntini posteriori (buoni più che altro per stivare qualche borsone).Nello stesso anno il designer italiano Pietro Frua realizzò una versione Shooting-brake della 230SL, denominata SLX.[1] La 230SL venne sostituita nel gennaio del 1967 dalla 250SL. (Fonte: Wikipedia)]]>

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