Mosca, Ambasciata Americana riduce personale consolare

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L’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca ha annunciato che dal 12 maggio 2021 taglierà il proprio personale consolare del 75%, in seguito all’annuncio del governo russo che proibirà l’assunzione locale di cittadini russi e di paesi terzi.

In un comunicato, la legazione statunitense ha indicato che sarà ridotta la fornitura di servizi consolari, che si limiteranno all’assistenza di emergenza ai cittadini statunitensi e al rilascio di “un numero molto limitato di visti di immigrati per casi di vita o di morte”.

“Cesserà il trattamento dei visti non immigrati per viaggi non diplomatici”, sottolinea la nota pubblicata sul sito dell’ambasciata, in cui si segnala che non saranno forniti servizi notarili di routine come il rinnovo dei passaporti o le registrazioni delle nascite.

Inoltre, ha raccomandato “fortemente” ai cittadini statunitensi che si trovano in Russia con i visti scaduti di lasciare il Paese prima del 15 giugno 2021, periodo di grazia concesso a tutti gli stranieri in situazione irregolare stabilita dal governo russo a causa della pandemia.

Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha dichiarato che le tensioni tra Mosca e Washington e le difficoltà che i cittadini russi dovranno affrontare per ottenere i visti statunitensi hanno origine nelle “azioni ostili” degli Stati Uniti.

A partire dal 12 maggio, i cittadini russi dovranno richiedere un visto per non immigrati presso un consolato statunitense all’estero.

Il presidente della Russia, Vladimir Putin, ha emesso un decreto sulle “misure per contrastare le azioni ostili degli stati stranieri, che includono, tra l’altro, il divieto di assumere personale locale nelle loro rappresentanze diplomatiche in Russia.

Lavrov ha annunciato che il governo russo sta lavorando a una “lista di paesi ostili”, che sarà pubblicata a breve. Secondo il quotidiano Izvestia, una dozzina di paesi potrebbero essere inclusi in quella lista, inclusi Stati Uniti, Polonia, Repubblica Ceca, Lituania, Lettonia, Estonia, nonché Regno Unito, Ucraina e Australia.

Fonte : EFE

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