Psicofarmaci e fitoterapia

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Quanti psicofarmaci vengono venduti nel mondo? Intendendo ansiolitici, antidepressivi e i più potenti e meno maneggevoli antipsicotici, molti, moltissimi. Se ne potrebbe fare a meno? Probabilmente di alcuni di essi sì, almeno dei cosiddetti induttori del sonno (principalmente le benzodiazepine). Soprattutto si potrebbero usare solo per il tempo necessario a risolvere il problema e non per tutta la vita. C’è poi anche la possibilità di sostituire questi farmaci con principi attivi più “tranquilli” e meno invasivi, che hanno il solo “difetto”, secondo alcuni, di avere un’azione più dolce, meno violenta.

Naturalmente stiamo parlando dei fitoterapici. La natura, infatti, ci viene in soccorso e ci aiuta dandoci un discreto numero di piante che possono aiutare l’organismo nei momenti di crisi.

Avena sativa, Crataegus oxyacantha, Eschscholzia californica, Melissa officinalis, Passiflora incarnata, Valeriana officinalis sono le piante da consigliare soprattutto per chi ha problemi di insonnia ma vorrebbe cominciare a limitare l’uso degli psicofarmaci.

Queste piante non hanno tutte le stesse caratteristiche.

L’Avena Sativa si utilizza soprattutto come antidepressivo e tonico. Il frutto è ricco di sali minerali.

Il Biancospino (Crataegus) migliora la funzionalità cardiaca e ha una blanda azione sedativa sul SNC. Si utilizza, spesso in associazione con Passiflora e Valeriana, nell’ansia e nell’insonnia.

L’Eschscholzia californica è ricca di alcaloidi. Diminuisce il tempo di addormentamento e migliora la qualità del sonno.

La Melissa è un blando sedativo del SNC ma è soprattutto uno spasmolitico. Si usa principalmente nelle turbe gastriche di origine psicosomatica e nelle distonie neurovegetative a somatizzazione gastrointestinale.

La Passiflora è un sedativo indicato nelle turbe minori del sonno soprattutto nel climaterio e nella menopausa. La pianta trova valida applicazione nell’insonnia da eccitazione cerebrale, dovuta cioè a un eccessivo lavoro intellettuale.

La Valeriana si utilizza nell’insonnia da eccessivo lavoro fisico e intellettuale, ma anche come spasmolitico nelle turbe gastrointestinali di origine nervosa.

Questo breve quadro ci dimostra che è possibile cominciare a limitare l’uso degli psicofarmaci, almeno dei cosiddetti induttori del sonno. Fondamentale sarà, almeno inizialmente, utilizzare ambedue le opzioni, in modo da portare l’organismo a disabituarsi gradualmente agli psicofarmaci.

Duccio Magnelli – Giornalista – Farmacista

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