Quali birre sono adatte ai vegani?

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La birra vegana esiste ? Prima di tutto sappiate che una birra può contenere chiarificanti derivati dai pesci e gelatine animali. SI avete letto bene. Eppure se leggiamo le etichette troviamo acqua, malto, luppolo e lievito.

Ma…nell’elenco delle possibili sostanze della birra potrebbe esserci la colla di pesce, la gelatina animale, la glicerina o caseina, gli insetti (che possono essere impiegati per i coloranti, come nel caso della rossa cocciniglia) e, in alcuni, casi addirittura il lattosio derivante da latte bovino, soprattutto per birre “dolci e cremose”.

Ancora oggi molti birrifici tradizionali, specialmente in Inghilterra per la produzione delle classiche Real Ale, utilizzano come finings il cosiddetto isinglass, una sostanza colloidale ottenuta dalle vesciche natatorie essiccate di alcuni pesci, come lo storione, che corrisponde in pratica alla colla di pesce.

Ma non solo….tenetevi forte….nella produzione della birra possono essere impiegate membrane e ossa animali.

Le chiarifiche di natura proteica sono generalmente seguite dall’aggiunta di bentonite, una argilla che serve appunto anche per eliminare gli eventuali residui.

Una corretta chiarifica così fatta non lascia residuo del prodotto proteico utilizzato, perchè in genere seguita da un filtrazione, tanto che i macchinari di oggi per la ricerca analitica delle sostanze non ne trovano traccia.

Le Oyster Stout, birre scure di stampo anglosassone prodotte con l’impiego di ostriche. Questa consuetudine produttiva si diffuse verso la fine della prima metà del XX secolo tra i birrifici inglesi, che nelle loro birre aggiunsero il mollusco. Poi vi sono birre più strane come l’islandese Hvalur 2, realizzata con testicoli di balena, o la danese Antnother Brick in the Wall, la cui ricetta prevede l’impiego di formiche rosse vive.

Oltre alle sostanze citate nell’articolo aggiungiamo il lisozima, enzima molto usato nell’industria birraria per il controllo dei batteri lattici, questi derivano dall’albume d’uovo ovviamente non va bene per i vegani, ma come peraltro il lattosio essendo allergene è OBBLIGATORIO PER LEGGE citarlo in etichetta, tanto che la ricerca del lisozima è uno dei test standard che fa il Mipaaf durante i controlli nei birrifici.

Lo zucchero candito è uno dei tanti ingredienti aggiuntivi che i birrai sono soliti usare e il suo impiego è legato al Belgio. Sul mercato esistono tipologie chiare e scure di zucchero candito, con differenze che si ripercuotono a livello organolettico e cromatico.

Le birre di origine inglesi, irlandesi e scozzesi fanno uso di additivi da derivazione animale, poi vi sono surrogati naturali come l’irlandese carragenina (muschio irlandese), la pectina estratta dalla frutta.

Le birre come le belghe, le tedesche e le ceche dovrebbero avere genuinità vegana, come disse nel 1516 il Duca di Baviera Guglielmo IV° che dettò la cosiddetta ‘Legge di Purezza’, la quale afferma che l’autentica birra deve essere composta da: orzo, luppolo e acqua.

La legislazione italiana in materia di birra e produzione della stessa, è regolata dalle seguenti leggi e decreti:
– Legge n. 1354 del 16/08/1962 (modificata con Decreto del Presidente della Repubblica 30/06/1998, n. 272).
– Decreto Legislativo 26/10/1995, n. 504.

La Legge n. 1354 del 16/08/1962 (Modificata con DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 30/06/1998, n. 272), determina la denominazione di un prodotto con la parola Birra, l’Art.1 recita:
“Art. 1. – 1. La denominazione ”birra” e’ riservata al prodotto ottenuto dalla fermentazione alcolica con ceppi di saccharomyces carlsbergensis o di saccharomyces cerevisiae di un mosto preparato con malto, anche torrefatto, di orzo o di frumento o di loro miscele ed acqua, amaricato con luppolo o suoi derivati o con entrambi. 2. La fermentazione alcolica del mosto puo’ essere integrata con una fermentazione lattica. 3. Nella produzione della birra e’ consentito l’impiego di estratti di malto torrefatto e degli additivi alimentari consentiti dal decreto del Ministro della sanita’ 27 febbraio 1996, n. 209. 4. Il malto di orzo o di frumento puo’ essere sostituito con altri cereali, anche rotti o macinati o sotto forma di fiocchi, nonche’ con materie prime amidacee e zuccherine nella misura massima del 40% calcolato sull’estratto secco del mosto.”.

Passiamo ora alle Denominazioni di vendita, la birra viene classificata in 5 tipologie a seconda dei gradi Plato, l’Art. 2 recita:
“Art. 2. – 1. La denominazione ”birra analcolica” e’ riservata al prodotto con grado Plato non inferiore a 3 e non superiore a 8 e con titolo alcolometrico volumico non superiore a 1,2%. 2. La denominazione ”birra leggera” o ”birra light” e’ riservata al prodotto con grado Plato non inferiore a 5 e non superiore a 10,5 e con titolo alcolometrico volumico superiore a 1,2% e non superiore a 3,5%. 3. La denominazione ”birra” e’ riservata al prodotto con grado Plato superiore a 10,5 e con titolo alcolometrico volumico superiore a 3,5%; tale prodotto puo’ essere denominato ”birra speciale” se il grado Plato non e’ inferiore a 12,5 e ”birra doppio malto” se il grado Plato non e’ inferiore a 14,5. 4. Quando alla birra sono aggiunti frutta, succhi di frutta, aromi, o altri ingredienti alimentari caratterizzanti, la denominazione di vendita e’ completata con il nome della sostanza caratterizzante.”.

Per quanto riguarda invece la possibilità di autoprodursi la Birra in casa, il Decreto Legislativo n. 504 del 26/10/1995. art. 34 comma 3, recita quanto segue:
È esente da accisa la birra prodotta da un privato e consumata dallo stesso produttore, dai suoi familiari e dai suoi ospiti, a condizione che non formi oggetto di alcuna attività di vendita. (3)

Ufficialmente il tipo di additivo ed il prodotto ammesso in Italia sono:
Coloranti: Caramello e derivati del caramello
Edulcoranti: Acesulfame K, Aspartame, Saccarina, Neosperidina
Antiossidanti: Solfiti e Diossido di Zolfo
Altre funzioni: Acido lattico, Acido ascorbico, Acido citrico, Gomma arabica

Come fare per evitare di acquistare una birra contenente questi ingredienti?

In aiuto dei vegani e vegetariani ci sono alcune associazioni animaliste o di tutela del consumatore che hanno stilato elenchi di birrifici vegan friendly. Una di queste è della PETA (1) , poi c’è Barnivor (2).

NOTA

(1) https://www.peta.org/about-peta/faq/which-beers-are-suitable-for-vegans/

(2) https://www.barnivore.com/

(3) www.birrafacile.it/legislazione.php

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