Spedizionieri mal preparati in questa pandemia, ma anche nel 2021 ci saranno problemi

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Un cambiamento così brusco nel mercato, che in realtà era in corso da anni ma è diventato visibile con la pandemia COVID-19 nel 2020, darà una botta a molti spedizionieri mal preparati per l’ambiente i quali dovranno affrontare un 2021 nebuloso.

La realtà di un’industria di trasporto molto diversa al passato (prima del covid-19) e la gestione a volte, anzi quasi spesso confusionaria, avranno una conseguenza che potrà essere positiva soltanto per chi si aggiornerà in ambito logistica e tecnologia, altrimenti la debacle è dietro l’angolo ed il successo diventerà un totale fallimento.

Ovviamente il nuovo approccio alla strategia di appalto merci potrà essere percorsa anche con quei caricatori che manterranno la vecchia tattica di negoziare con tariffe di trasporto più basse che possono ottenere, sino a quando i loro vettori onorino gli accordi sul livello di servizio a cui si fa riferimento nei boilerplates e sperando per il meglio.

La Pandemia ha scoperto un aumento delle tariffe notevole, bloccando di fatto coloro che dalle importazioni/esportazioni ricevono il loro guadagno sul mercato globale.

I vettori continueranno probabilmente a mantenere il sopravvento, indipendentemente da cosa accada, mantenendo la capacità di supportare volumi elevati che continueranno nel 2021 o ritirandola rapidamente, come hanno fatto in primavera, quando la malattia del coronavirus 2019 (COVID-19) ha colpito per la prima volta.

La gestione attiva della capacità sta per essere vista come un cambiamento a lungo termine simile allo slow steaming, introdotto per la prima volta prima della crisi finanziaria nel 2007 e da cui i vettori non si sono mai ritirati.

I vettori non sono riusciti a garantire il trasporto delle merci, bloccando di fatto diversi mercati ed ora che hanno ripreso guardano alla redditività con tassi elevati, doppiati od anche triplicati, come ha confermato Kurt McElroy, vicepresidente esecutivo di Apex Maritime, il più grande spedizioniere operante nel commercio transpacifico in direzione est.

In altre parole, se gli spedizionieri stanno cercando una via di fuga l’anno prossimo, potrebbero avere difficoltà a trovarne una.

I costi di importazione sono alle stelle e tutti cercano un piano B. Quali sono le opzioni? Non esiste per questa situazione pandemica”, ha affermato Jon Monroe, consulente degli spedizionieri.

Alcuni dei più grandi spedizionieri lanciano l’allarme che le condizioni attuali persisteranno nel 2021. Come ha scritto su LinkedIn a metà novembre Otto Schacht, responsabile del trasporto marittimo per lo spedizioniere Kuehne + Nagel, “La situazione non migliorerà sicuramente prima del capodanno cinese di Febbraio. Gli importatori dovrebbero prepararsi di conseguenza”.

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro prevede che ben 25 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo potrebbero essere spazzati via da una recessione mondiale causata dalla pandemia.

In molti paesi, i governi, quando hanno imposto il “blocco” per limitare i movimenti dei suoi cittadini e per controllare la rapida diffusione della pandemia, hanno creato problemi molto imponenti sul trasporto marittimo, in particolare da e per in tutti i paesi del sud-est asiatico in più fasi quali Malesia, Indonesia, Singapore, Thailandia, Filippine.

Filippine, Cina, India e Indonesia sono tra i maggiori fornitori di membri dell’equipaggio. Secondo un rapporto, la pandemia ha causato il blocco di circa 40.000 membri dell’equipaggio indiano in servizio su navi mercantili.

La Camera internazionale delle spedizioni stima che il virus stia costando all’industria marittima 350 milioni di dollari a settimana in termini di mancati guadagni.

Un record di due milioni di container di capacità di trasporto marittimo sono rimasti inattivi alla fine di febbraio 2020, più degli 1,5 milioni rimasti inattivi al culmine della crisi finanziaria globale del 2009.

In particolare, i container refrigerati sono rimasti bloccati in Cina, causando scarsità di forniture altrove. Si stima che nel solo primo trimestre del 2020 si sia verificata una riduzione dello 0,7% del traffico globale, ma le conseguenze potrebbero essere molto più elevate per porti specifici, a seconda della durata della crisi.

In Europa, Rotterdam e Amburgo sono state le più colpite. Una stima per il porto di Rotterdam mostra una riduzione annuale dell’1%, ovvero 150.000 container.

Negli Stati Uniti, i porti di Los Angeles e Long Beach sono stati alle prese con problemi di logistica dei container, operando a un terzo della normale capacità dei gate e triplicando i tempi di consegna / prelievo per i camion portacontainer a causa della cascata di interruzioni.

Il tempo impiegato dalle merci per arrivare dall’Asia via mare ed il pieno impatto della successiva distribuzione al trasporto ferroviario statunitense, potrebbe fornire problematiche e costi elevati di spedizione fino alla fine di marzo o all’inizio di aprile 2021.

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