Venezia, città misteriosa ma stupenda nelle immagini di Giulio Grisendi

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Venezia raccoglie attorno a sé numerosi miti e leggende che meritano di essere scoperti. Uno dei simboli più popolari è il pellicano. Nel cristianesimo è diventato un simbolo del Cristo crocifisso che si sacrifica per la salvezza dell’umanità.

Il pellicano si trova nella penultima colonna del Palazzo Ducale, verso il Ponte della Paglia, ed altri due sulle colonne della Chiesa di San Salvador.

Girando si trovano anche edifici di particolare fascino architettonico, ma anche magici. I marmi e le pietre dei palazzi sono pieni di storia, racconti popolani, che a distanza di anni ancora emanano quel fascino misterioso di questa città unica.

Venezia si intreccia con la storia dell’ordine dei Templari, sin dal tempo delle crociate.

Nel 1197 Gerardo, arcivescovo di Ravenna donò all’ordine dei Templari un terreno per poter costruire un convento ed un ospizio, per i pellegrini.

La leggenda dice che i Templari arrivarono a Venezia con un enorme tesoro che venne nascosto nella piccola isola di San Giorgio in Alga, ma è una leggenda in quanto non è mai stato trovato.

I Templari a Venezia sono stati un pò ovunque lasciando tracce ben visibili ai dotti e non certo ai profani, per esempio nella facciata del famoso palazzo che ospita il casinò di Venezia, Cà Vendramin Calergi.

In quella facciata c’è il motto dei Templari: “non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam”. Non a noi Signore, non a noi, ma al Tuo nome dà gloria.

Venezia quindi con i suoi numerosi enigmi che si perdono nella notte dei tempi dà al suo visitatore la possibilità del genius urbis, avendo come novello Virgilio che lo accompagna al cospetto di tradizioni mai dimenticate come il Graal e Cagliostro, Casanova che alla fine faranno dimenticare il soprannome di “Serenissima”.

Nella città, poi, sono presenti le conoscenze alchemiche degli arabi che ben si vedono nel quadrante della torre dell’orologio ove, tra simboli astronomici e astrologici sono presenti raffigurazioni di mori.

Nella Basilica di San Marco in un angolo si trovano i così detti “quattro mori”, i tetrarchi Diocleziano, Galerio, Massimiliano e Costanzo.

Queste figure si legano all’alchimia ove putti e draghi si intrecciano e portano ad un cartiglio con la scritta in veneziano arcaico.

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Di seguito tre bellissime immagini su Venzia, scattate da recente (Novembre 2021) dal fotografo Giulio Grisendi.

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